“Ai giovani 500 euro al mese”,
grazie Chiarissimo Ministro ma io rifiuto di ricevere la carità.
So che questa potrebbe essere
solo una provocazione, ma rimane comunque un insulto, la colpa delle difficoltà
che i giovani riscontrano nell’ uscire di casa e prendere il volo non è certo
dei nostri genitori e tanto meno la nostra.
Noi , under 30 non chiediamo 500
euro al mese per essere indipendenti, non chiediamo un lavoro, non chiediamo
agevolazioni vogliamo solo che il sistema Italia ci metta in condizione di
metterci in gioco, di poter misurare quanto valiamo,solo sulla base delle
nostre capacità e della nostra voglia di rischiare e di tentare strade nuove.
La sua è solo una proposta
demagogica, il nostro è un paese fermo socialmente, è un paese dove solo il
figlio di un avvocato sarà un avvocato, solo il figlio di un architetto sarà
architetto, solo il figlio di un farmacista sarà un farmacista e non c’è dubbio
che il figlio di un operaio possa fare solo l’operaio.
Con queste affermazioni non
voglio aprire la solita discussione sull’immobilismo sociale del nostro paese, ma
voglio aprire una riflessione vissuta sulla mia pelle, anzi sulla pelle dei
miei amici.
Ragazzi pieni di energie e di
sogni, ai quali capita che un giorno il padre torni a casa con un avviso di
cassa integrazione , e lui non dice loro che non può permettersi di farli
studiare, non lo farebbe mai, ma dagli occhi capiscono che non possono lasciare
la famiglia in difficoltà e allora cosa fanno?
Iniziano a cercare lavori che
possano permettergli di mantenersi agli studi e non pesare sulla propria
famiglia, ma questo inevitabilmente va a influire sulla durata degli studi.
Contemporaneamente figli di
agiate famiglie si possono magari permettere di ritardare i propri studi
sapendo già che il loro destino è ormai scritto, i genitori hanno predisposto
il loro avvenire.
E i suoi 500 euro in questi casi
cosa posso risolvere?
Parallelamente parliamo anche di
un sistema universitario, che non premia più realmente il merito da una parte e
che è rimane soffocato da riforme e controriforme che creano soltanto
confusione e che inevitabilmente vanno a influire sulle tempi della laurea.
Brunetta si considera anche un
grande economista, ma evidentemente non ricorda bene il meccanismo degli
incentivi, perché oltre a essere uno sberleffo, i 500 euro mensili sono
addirittura un disincentivo all’ingresso nel mondo del lavoro.
In conclusione noi giovani e studenti
chiediamo non solo al ministro Brunetta ma all’intera classe politica, una
scuola e un’università che premi il merito e un sistema delle professioni e del
lavoro che ci faccia partire tutti dallo stesso livello, non egualitarismo ma
uguaglianza di possibilità.
Ministro che incentivo ho a
correre i 100 metri se so che gli altri hanno già alla partenza 10 metri di
vantaggio? E’ inutile che lei provi ad inclinare la pista, i 10 metri di
vantaggio rimangono e anzi ci tolgono altra voglia di correre.
Matteo Bitti Segretario
provinciale Giovani Democratici Ancona